La questione dell’assegno divorzile e della relazione stabile – Giurisprudenza di legittimità e di merito. – EN

Share on facebook
Share on google
Share on twitter
Share on linkedin

Tre anni fa, con la nota sentenza “Grilli” che finì su tutti i giornali, si parlava di “non vale più il tenore di vita goduto durante il matrimonio per la determinazione dell’assegno divorzile”. Si trattava però di una semplificazione giornalistica. In realtà nel caso di specie la ex moglie godeva di adeguati redditi propri .

Soffermiamoci però su altra questione inerente all’assegno divorzile ed alla sua possibile revoca: l’eventuale convivenza o relazione stabile del beneficiario dell’assegno.

Sul punto numerose le sentenze che sono intervenute negli anni. Sia la suprema corte che i tribunali di merito sono più volte intervenuti.

Purtroppo in molti casi, quando il beneficiario o la beneficiaria instaura una relazione (e a volte con tanto di gravidanza in atto) nasconde per quanto tempo possibile tale circostanza all’obbligato. Purtroppo troppo spesso è necessario instaurare un procedimento di modifica delle condizioni di divorzio, di carattere contenzioso, perché raramente vi è una spontanea rinuncia all’assegno (e conseguente modifica congiunta delle condizioni). Ma andiamo con ordine e ripercorriamo un po’ le tappe.

La formazione di una nuova famiglia di fatto da parte del coniuge divorziato determina la perdita definitiva dell’assegno divorzile. Dunque, anche se il successivo legame si rompe, l’assegno non è più dovuto. Lo ha stabilito la Corte di cassazione, sentenza del 3 aprile 2015 n. 6855, accogliendo il ricorso di un marito obbligato a versare mille euro al mese alla ex moglie che durante la procedura di separazione aveva iniziato una nuova stabile convivenza, che aveva portato alla nascita di due figli, ma che poi era cessata.

La Suprema corte supera così anche il precedente orientamento (Cassazione n. 17195/2011) secondo cui al sorgere di una nuova “famiglia” vi sarebbe una sorta di «quiescenza del diritto all’assegno, che potrebbe riproporsi, in caso di rottura della convivenza tra i familiari di fatto».

Le caratteristiche della convivenza

I giudici di Piazza Cavour chiariscono in primis che la nuova convivenza deve avere «i connotati di stabilità e continuità», costituendo «un modello di vita in comune analogo a quello che di regola caratterizza la famiglia fondata sul matrimonio». Solo in questi casi, infatti, la «mera convivenza si trasforma in una vera e propria “famiglia di fatto”». «A quel punto – prosegue la Corte – si rescinde ogni connessione con il tenore ed il modello di vita caratterizzanti la pregressa fase di convivenza matrimoniale e, con ciò, ogni presupposto per la riconoscibilità di un assegno divorzile». Anche se, precisa la sentenza, «non vi è né identità, né analogia tra il nuovo matrimonio del coniuge divorziato, che fa automaticamente cessare il suo diritto all’assegno, e la fattispecie in esame che necessita di un accertamento e di una pronuncia giurisdizionale».

L’assegno divorzile 

E così tornando al punto centrale della questione, per la Cassazione è «assai più coerente affermare che una famiglia di fatto, espressione di una scelta esistenziale, libera e consapevole da parte del coniuge, eventualmente potenziata dalla nascita di figli (ciò che dovrebbe escludere ogni residua solidarietà postmatrimoniale con l’altro coniuge) dovrebbe essere necessariamente caratterizzata dalla assunzione piena di un rischio, in relazione alle vicende successive della famiglia di fatto, mettendosi in conto la possibilità di una cessazione del rapporto tra conviventi (ferma restando evidentemente la permanenza di ogni obbligo verso i figli)».

Del resto, argomentano i giudici, va anche considerata la condizione dell’ex coniuge che al termine della convivenza «si vorrebbe nuovamente obbligato e che, invece, di fronte alla costituzione di una famiglia di fatto tra il proprio coniuge e un altro partner, necessariamente stabile e duratura, confiderebbe, all’evidenza, nell’esonero definitivo da ogni obbligo».

Dunque, nel caso specifico, accertata la convivenza more uxorio, del resto coronata dalla nascita di due figli, la Cassazione ha ritenuto che la successiva cessazione della relazione, e del relativo apporto economico, «non potrebbe costituire titolo per ottenere l’assegno divorzile».

Relazione stabile?

Sul punto interessante anche la giurisprudenza che deriva da una pronuncia del Tribunale della Spezia, poi reclamata in Corte d’Appello. Tale provvedimento revocava l’assegno divorzile alla ex moglie a causa della relazione stabile che la signora ormai aveva da anni, pur non convivendo. La Corte d’Appello di Genova, con decreto del 30 marzo 2017 rigettava il reclamo proposto dalla ex moglie, confermando il provvedimento di primo grado.

Segnatamente , la Corte d’appello , nel decreto il cui contenuto si riporta, ricordava quanto segue:

“ Al riguardo, si deve brevemente ricordare l’elaborazione della Giurisprudenza in tema di famiglia di fatto, sotto il profilo del diritto alla corresponsione dell’assegno divorzile: i) mentre in precedenza si riteneva che, in caso di instaurazione di famiglia di fatto da parte del beneficiario dell’assegno, il relativo diritto entrasse in uno stato di quiescenza, in modo tale che l’eventuale interruzione della nuova convivenza ne provocava la reviviscenza1, attualmente la Giurisprudenza esclude tale possibilità, affermando che “la formazione di una famiglia di fatto … è espressione di una scelta esistenziale, libera e consapevole, che si caratterizza per l’assunzione piena del rischio di una cessazione del rapporto e, quindi, esclude ogni residua solidarietà postmatrimoniale con l’altro coniuge, il quale non può che confidare nell’esonero definitivo da ogni obbligo”2; ii) quanto al concetto di “famiglia di fatto”, la Giurisprudenza ha ritenuto che “la eventuale convivenza more uxorio, la quale … si caratterizzi per i connotati della stabilità, continuità e regolarità” venga “ad assumere i connotati della c.d. famiglia di fatto (caratterizzata, in quanto tale, dalla libera e stabile condivisione di valori e dei modelli di vita, in essi                                                 1 In tema di diritto alla corresponsione dell’assegno di divorzio in caso di cessazione degli effetti civili del matrimonio, il parametro dell’adeguatezza dei mezzi rispetto al tenore di vita goduto durante la convivenza matrimoniale da uno dei coniugi viene meno di fronte alla instaurazione, da parte di questi, di una famiglia, ancorché di fatto; la conseguente cessazione del diritto all’assegno divorzile, a carico dell’altro coniuge, non è però definitiva, potendo la nuova convivenza – nella specie, uno stabile modello di vita in comune, con la nascita di due figli ed il trasferimento del nuovo nucleo in una abitazione messa a disposizione dal convivente – anche interrompersi, con reviviscenza del diritto all’assegno divorzile, nel frattempo rimasto in uno stato di quiescenza. (Cass. Sez. 1, Sentenza n. 17195 del 11/08/2011, Rv. 619342 – 01) 2 L’instaurazione da parte del coniuge divorziato di una nuova famiglia, ancorché di fatto, rescindendo ogni connessione con il tenore ed il modello di vita caratterizzanti la pregressa fase di convivenza matrimoniale, fa venire definitivamente meno ogni presupposto per la riconoscibilità dell’assegno divorzile a carico dell’altro coniuge, sicché il relativo diritto non entra in stato di quiescenza, ma resta definitivamente escluso. Infatti, la formazione di una famiglia di fatto – costituzionalmente tutelata ai sensi dell’art. 2 Cost. come formazione sociale stabile e duratura in cui si svolge la personalità dell’individuo – è espressione di una scelta esistenziale, libera e consapevole, che si caratterizza per l’assunzione piena del rischio di una cessazione del rapporto e, quindi, esclude ogni residua solidarietà postmatrimoniale con l’altro coniuge, il quale non può che confidare nell’esonero definitivo da ogni obbligo. (Cass. Sez. 1, Sentenza n. 6855 del 03/04/2015, Rv. 634861 – 01; Cass. Sez. 6 – 1, Ordinanza n. 2466 del 08/02/2016, Rv. 638605 – 01)

; in altre parole “deve distinguersi tra semplice rapporto occasionale e famiglia di fatto, sulla base del carattere di stabilità, che conferisce grado di certezza al rapporto di fatto sussistente tra le persone, tale da renderlo rilevante giuridicamente”4;  

4) Secondo la reclamante, i connotati della famiglia di fatto tra la signora X e tale signor Y, sarebbero da escludere, e comunque sarebbero indimostrati, in quanto il signor Y ha conservato altrove la propria residenza anagrafica, precisamente in _______, dove egli abiterebbe, in alloggio condotto in locazione, condiviso con la sorella. Peraltro, i testimoni () hanno dichiarato di avere visto il signor Y entrare ed uscire dall’abitazione della signora X, sita in ___, con una frequenza (spesso o addirittura tutti i giorni), in orari (mattino presto) ed intento in attività, quali portare borse dalla spesa o condurre a spasso il cane, che sono fortemente significative della consuetudine di vita in un determinato luogo. Il fatto che ultimamente la presenza del signor Y si sia diradata potrebbe essere una precauzione adottata in coincidenza con l’instaurazione del presente procedimento, per evitare di perdere il consistente assegno versato dal signor , sul quale evidentemente la coppia faceva – ingiustamente – affidamento, senza aver chiaro che la creazione di un nuovo nucleo familiare, anche se in via di mero fatto, fa venir meno le ragioni che giustificano la corresponsione di un assegno divorzile. La teste Z(ex moglie del signor Y) ha confermato la risalenza della relazione tra il signor Y e la signora X, nonché la circostanza dell’assunzione del figlio della donna presso la ditta del signor Y La reclamante insiste sulle dichiarazioni del teste , il quale ha asserito di aver incontrato al mattino il signor Y, in tenuta da lavoro, in __, dove egli ha la residenza anagrafica, ma tali dichiarazioni potrebbero agevolmente spiegarsi, anch’esse, come riferite al periodo più recente, coincidente con l’introduzione del presente procedimento, e quindi non essere in contrasto con quanto riferito dai testi M e Z. Quanto alla testimonianza del figlio della donna, la stessa appare inattendibile, avendo il teste dichiarato che il signor Y non conviveva con lui e sua madre, sottacendo che, già al momento in cui rendeva la sua testimonianza, all’udienza del 7/10/2015, aveva in realtà trasferito la propria residenza in __ (sin dal 15/7/2015): la 

                                                 3 Il sesto comma dell’art. 5 della legge n. 898/70 non definisce ulteriormente il concetto di “adeguatezza” dei mezzi, in difetto della quale e nel concorso dell’ulteriore requisito dell’impossibilità di procurarseli per ragioni obiettive, scattano i presupposti della spettanza dell’assegno divorzile, ma anzi lascia volutamente suscettibili di differenziazione i parametri concreti di valutazione di tale “adeguatezza”, in ragione della variegata possibile evoluzione delle scelte esistenziali degli ex coniugi nella fase successiva alla separazione. Fra i fattori capaci di incidere su tale nozione di “adeguatezza” è suscettibile di acquisire rilievo anche la eventuale convivenza “more uxorio”, la quale, quando si caratterizzi per i connotati della stabilità, continuità e regolarità tanto da venire ad assumere i connotati della c.d. “famiglia di fatto” ( caratterizzata, in quanto tale, dalla libera e stabile condivisione di valori e dei modelli di vita, in essi compresi anche quello economico) fa sì che la valutazione di una tale “adeguatezza” non possa non registrare una tale evoluzione esistenziale, recidendo – finché duri tale convivenza ( e ferma rimanendo in questo caso la perdurante rilevanza del solo eventuale stato di bisogno in sè ove “non compensato” all’interno della convivenza ) – ogni plausibile connessione con il tenore e con il modello di vita economici caratterizzanti la pregressa fase di convivenza coniugale, ed escludendo – con ciò stesso – ogni presupposto per il riconoscimento, in concreto, dell’assegno divorzile fondato sulla conservazione degli stessi. (Cass. Sez. 1, Sentenza n. 11975 del 08/08/2003, Rv. 565799 – 01) 4 In materia di separazione, quanto all’incidenza della convivenza “more uxorio” di un coniuge sul diritto all’assegno di mantenimento nei confronti dell’altro coniuge, in riferimento alla persistenza delle condizioni per l’attribuzione dello stesso, deve distinguersi tra semplice rapporto occasionale e famiglia di fatto, sulla base del carattere di stabilità, che conferisce grado di certezza al rapporto di fatto sussistente tra le persone, tale da renderlo rilevante giuridicamente. (Cass. Sez. 1, Sentenza n. 17643 del 10/08/2007, Rv. 598488 – 01)

(omissis) …..Ma i documenti in questione riguardano per un verso la residenza anagrafica che la parte sosteneva già in essere nel corso del primo grado, ragion per cui nulla avrebbe impedito di acquisire e produrre tempestivamente la relativa certificazione, mentre, se davvero il signor Y abitasse nell’alloggio che assume di condurre in locazione, i pagamenti periodici delle forniture di energia connesse alla fruizione dell’alloggio avrebbero potuto essere documentati anch’essi tempestivamente. Insomma, la relazione tra la signora X ed il Y è tutt’altro che una “saltuaria frequentazione”, ma si connota come stabile e duratura relazione di convivenza, con condivisione di un progetto di vita comune e di connesse responsabilità, come dimostrato anche dall’assunzione del figlio della signora x alle dipendenze del signor Y, al pari del figlio di questi: il che permette senz’altro di confermare la valutazione del Tribunale, secondo la quale siamo in presenza della costituzione, da parte della signora X, di una “famiglia di fatto”, quale situazione idonea a giustificare pienamente, sulla scorta della Giurisprudenza sopra citata, la revoca dell’assegno divorzile, di cui la stessa beneficiava.

5) Tanto premesso, il reclamo deve essere rigettato.“

In definitiva, l’instaurazione di una relazione stabile, fa venir meno il diritto all’assegno divorzile. Ed attenzione: la fine di tale relazione ovviamente non fa sorgere nuovamente in capo al beneficiario il diritto di richiederlo ancora all’ex coniuge.

                                                  Avv. Marzia Sperandeo