Emergenza Covid-19 e modalità di frequentazione dei figli: problematiche nuove

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Esiste sempre un’emergenza nell’emergenza….In questi giorni di epidemia in corso da COVID-19, che ha portato alla emanazione di vari decreti, si sono verificati non pochi problemi di gestione, anche e soprattutto attinenti a situazioni familiari.Esiste il rischio che la situazione di emergenza possa venire strumentalizzata ed acuire contrasti già in corso.
Accade, infatti e non di rado, che il genitore indicato nel provvedimento come “collocatario” ritenga di avere maggiori diritti e tenda spesso ad assumere un atteggiamento impositivo e/o prevaricatore, o che il “non collocatario” non si occupi del figlio o viceversa subisca malamente il comportamento del genitore “collocatario”.

In questi giorni i telefoni di tutti noi avvocati matrimonialisti , che ci occupiamo esclusivamente o prevalentemente di diritto di famiglia, squillano in continuazione.
Sebbene l’attività giudiziaria sia sospesa, emerge fortemente il ruolo sociale dell’avvocato, che in questa fase deve necessariamente mediare, per evitare che la situazione degeneri, invitando il più possibile al buon senso.

Le domande più frequenti da parte dei genitori “divisi” sono : “Avvocato, posso vedere i miei figli, che vivono prevalentemente con la madre?” ; “Avvocato il mio ex marito può portare i bambini a casa sua?” ; “Avvocato, abitiamo in comuni diversi, posso mantenere le stesse modalità di frequentazione?” ; “Avvocato, io e il mio compagno ci siamo lasciati, ma non abbiamo mai sottoscritto un accordo sulla frequentazione dei figli né ci siamo mai rivolti ad un tribunale. Come giustifichiamo i nostri spostamenti?” . Proviamo a dare qualche risposta…..

Diritto alla bigenitorialità
Alcune considerazioni e premesse sono d’obbligo. Da una parte c’è il diritto alla bigenitorialità, dall’altra il diritto alla salute dei figli. Da un parte c’è una sentenza del giudice, dall’altra un decreto che ha compresso la libertà di movimento dei cittadini, fatte salve le eccezioni, per arginare i contagi. Tra queste eccezioni si legge che è consentito spostarsi al genitore non collocatario per andare a trovare e prelevare i figli secondo quanto deciso in sede di separazione o divorzio (art. 13 decreto dell’8 marzo 2020).E’ necessario bilanciare vari diritti e doveri. E non è operazione semplice. E’ fondamentale mediare…

L’alternanza nella frequentazione dei genitori in presenza di un provvedimento del giudice.

È questo l’aspetto che ha dato e sta dando i maggiori problemi; in alcuni casi si è tratto spunto dal DPCM 9 marzo 2020, che pone forti limiti alla mobilità dei cittadini, per rifiutare il trasferimento dei figli presso il cosiddetto “genitore non collocatario” nei giorni stabiliti.
L’affido condiviso comporta la necessità di cambiare abitazione.
Ovviamente dovrà essere perlopiù rispettato il provvedimento che regola i rapporti, ma se “l’alternanza” dei tempi con i genitori dovesse risultare molto frazionata (ad. Un giorno da uno, un giorno dall’altro, oppure due pomeriggi settimanali), il consiglio che può essere dato è di riunire i tempi così da evitare che ci si esponga, con i più frequenti cambiamenti di residenza, di più al contagio. Deve essere chiaro, però che i divieti di spostamento, comunque li si interpreti, non incidono direttamente sulla regolamentazione dei tempi di permanenza del figlio presso ciascuno dei genitori.

L’alternanza nella frequentazione dei genitori in assenza di un provvedimento del giudice.
Questo caso viene spesso presentato come particolarmente difficoltoso e complicato da gestire. A ben guardare, tuttavia, è la situazione più semplice.
Non esistendo alcun provvedimento del giudice, non esiste nemmeno la fittizia discriminazione tra collocatario e non collocatario mentre è stata cancellata la dipendenza dalla convivenza dell’esercizio della responsabilità genitoriale per i genitori non coniugati, attribuita comunque pariteticamente ad entrambi (art. 316 c.c.). Ciò previene ogni tentazione di comportamenti sbagliati. Che la coppia sia coniugata o no, poco importa; basta che i figli siano stati riconosciuti da entrambi i genitori. Ciò vuol dire che, non essendo stata formulata alcuna disposizione in relazione ai tempi di permanenza, il raggiungimento dell’accordo dovrebbe risultare più facile. E tale accordo dovrà essere sempre nel rispetto delle prescrizioni dettate in questo particolare periodo.

Le modalità di frequentazione tra genitori e figli dovranno in ogni caso coniugarsi con le disposizioni generali ed essere intese, soprattutto, alla luce, lo ripeto, del buon senso: pertanto si dovrebbero evitare gli spostamenti con mezzi pubblici, evitare di mettere in contatto i minori con situazioni potenzialmente a rischio, evitare il contatto tra i minori e i nonni o con tutti quei soggetti maggiormente esposti al rischio di contrarre il Covid-19.
E in ogni caso sempre nell’esercizio effettivo della responsabilità genitoriale è chiaro che laddove un genitore svolge una professione che mette a ampio rischio di contagio il figlio (ad esempio svolge un lavoro nel settore sanitario o comunque di continuo contatto con altre persone) .Negli altri casi, come è stato ribadito, il genitore, munito di autocertificazione e del provvedimento di separazione o divorzio, potrà recarsi presso il comune dove si trova collocato in figlio minore nel rispetto di quanto stabilito dal provvedimento relativamente ai tempi di permanenza.

La frequentazione nel caso di genitori residenti in comuni differenti
Una ordinanza dei ministri della salute e dell’interno, emessa in data 22 marzo 2020, interdice gli spostamenti più severamente, ovvero amplia le limitazione aggiungendo il divieto di cambiare comune.
Nuovamente in data 01 aprile 2020, il Governo ha ribadito e confermato che gli spostamenti da un comune all’altro sono consentiti, ovviamente nel rispetto di tutte le prescrizioni di tipo sanitario, in ottemperanza alle modalità dei tempi di permanenza del minore presso ciascun genitore; in presenza di un provvedimento giudiziale, si darà quindi corso a quanto ivi previsto, in mancanza, si procederà in base a quanto concordato tra i genitori.

In caso di quarantena o altra impossibilità e/o difficoltà ad adempiere alle modalità di frequentazione in essere tra le pari, è auspicabile che siano privilegiati ed ampliati i contatti a mezzo di videochiamate, tramite Skype o altre piattaforme, al fine di garantire la continuità del rapporto genitoriale.

LE PRIME SENTENZE IN MATERIA, ovviamente di segno opposto:
Sul piano giurisprudenziale vi è stata una pronuncia del Tribunale di Milano dell’11 marzo scorso che con un decreto del giudice Gasparini ha sancito, in una procedura di urgenza, che le statuizioni delle separazioni e divorzi, incluse quelle concernenti il diritto di visita, prevalgono sulle direttive del governo che hanno sancito il distanziamento sociale. Il giudice ha motivato che “ nessuna chiusura in ambito regionale può giustificare violazioni di provvedimenti di separazione e divorzio”.
Pochi giorni dopo una pronuncia di segno opposto. Il Tribunale di Bari, in una vicenda separativa, che vede i genitori residenti in comuni diversi, ha deciso di sospendere la frequentazione del genitore non collocatario. Le visite padre-figli sono «sospese fino a quando non sarà cessata l’emergenza epidemiologica in atto, coincidente con il momento in cui sarà consentito al padre di potersi muovere liberamente per raggiungere i figli senza pericoli per la loro salute». Il Tribunale ha ritenuto «prevalente» il «diritto alla salute dei minori».
Il giudice ha inoltre ordinato alla madre «di favorire i contatti audio-video anche plurigiornalieri tra il padre e i suoi figli attraverso l’utilizzo di tutti gli strumenti tecnologici disponibili».
Con questo provvedimento «provvisorio e urgente», il giudice Saverio de Simone, presidente della prima sezione civile, ha così accolto la richiesta della madre di «sospensione degli incontri» per il rischio di contagio da coronavirus legato allo spostamento dei bambini da un comune all’altro.«Nel caso in esame – si legge nell’ordinanza – vengono in considerazione due fondamentali diritti, entrambi di rango costituzionale, e si pone quindi il problema della compatibilità tra la tutela delle relazioni familiari» e «la tutela del diritto alla salute dei minori». “Ad avviso del Tribunale – dice il giudice – , in questo peculiare momento storico, deve ritenersi assolutamente prevalente il secondo».

Avv. Marzia Sperandeo